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Come la prendereste se vi dicessero che nel nostro corpo risiede un organo che non è presente in alcun libro di anatomia umana?

Oltre ad avere un suo peso specifico, svolge un ruolo indispensabile per garantire lo stato di salute dell’organismo, assolvendo a funzioni di carattere digestivo ed immunitario, oltre ad essere impegnato nella sintesi di alcune vitamine.

Stiamo parlando del microbiota: l’insieme di microrganismi che popolano i vari distretti del nostro corpo, a partire dalle vie aeree superiori (naso, bocca), fino a giungere all’intestino e agli organi genitali (da non confondere con il microbioma: totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota). Comprende non solo i batteri, ma anche virus e funghi.

Oggi la scienza è così attenta agli sviluppi di ricerca sul microbiota che ogni specialità medica sta ponendo attenzione alle interazioni tra batteri e la specifica disciplina interessata.

Una cosa è certa, le pubblicazioni scientifiche crescono in maniera esponenziale, segno di grandissimo interesse e di un crescente utilizzo in vari ambiti della salute.


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L’utilizzo dell’olio di oliva sia in ambito alimentare che non, risale a tempi antichi: Omero nel VIII secolo a.C. lo aveva definito “oro liquido”; Ippocrate ne parlava come “la grande medicina” che veniva impiegata come rimedio per la cura di ustioni e dermatiti, ma anche per lenire i sintomi di alcune problematiche legate al tratto gastrointestinale.


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Sempre più spesso la socialità trova spazio nella condivisione del pasto: l’occasione per ritrovare i nostri amici il più delle volte consiste nel sedersi a tavola tra manicaretti prelibati e brindisi. 


Le bevande alcoliche sembrano non mancare mai all’appuntamento, e nel dubbio spesso preferendo un bicchiere in più rispetto ad uno in meno.

In ambito nutrizionale l’alcol si definisce un non nutriente: dal suo metabolismo si ricavano circa 7 Kcal, senza che venga apportata alcuna sostanza nutritiva all’organismo.

Inoltre, dato che l’etanolo e il suo primo metabolita (acetaldeide) sono tossici, il corpo si concentra nelle reazioni di detossificazione, lasciando da parte carboidrati, grassi e i loro intermedi.

Questi composti costituiscono un substrato per i processi di adipogenesi…quindi i nostri depositi di grasso aumentano!

A regolare la velocità di assorbimento dell’alcol intervengono più fattori.

Innanzitutto, se assunto a stomaco vuoto, l’etanolo entra in circolo con maggior rapidità, come nel caso in cui è presente anidride carbonica (ad esempio la soda aggiunta negli spritz!).


Anche la gradazione alcolica, corrispondente ai ml di alcol presenti in 100 ml di bevanda, è un aspetto che influenza la velocità di assorbimento in modo direttamente proporzionale: minore nel caso in cui il valore si attesti attorno al 20%; maggiore quando tale misura cresce.

L’etanolo è il principale costituente delle bevande alcoliche, dopo l’acqua. Una volta introdotto, viene assorbito a livello di stomaco ed intestino tenue giungendo al fegato, mentre una piccola parte viene eliminato con sudore ed urine.  

Proprio a livello epatico è inizialmente convertito in acetaldeide e, successivamente, in acetato. È proprio questo il nome del composto che, nei casi in cui si alza troppo il gomito, induce nell’organismo una sensazione di malessere diffusa in tutto il corpo (la famosa sbornia!).

Dato che la capacità metabolica del fegato è ridotta, in quanto gli epatociti possono ossidare circa 7 g di alcol all’ora, la restante quota introdotta agisce a più livelli nell’organismo facendo registrare effetti a carico di differenti organi. 


L’alcol possiede un effetto disidratante, in quanto inibisce l’azione dell’ormone vasopressina, responsabile del riassorbimento di acqua a livello renale.

In tal modo, l’etanolo assorbito diviene più concentrato nei fluidi del corpo, dato che una buona quantità di acqua viene escreta attraverso le urine.

Inoltre, stimola la produzione di gastrina da parte delle cellule G presenti nello stomaco, la quale aumenta le secrezioni di acido cloridrico.

A livello cardiaco, aumenta la pressione sanguigna e la frequenza dei battiti del cuore.

Gli effetti immediati più evidenti sono quelli che si manifestano  a livello cerebrale: inizialmente si registrano sensazioni di leggerezza ed euforia, mentre man mano che si accumula l’alcol, insorgono cambiamenti dell’umore, difficoltà nell’articolare un discorso e alterazione della coordinazione.


Inoltre, dato che per il metabolismo epatico dell’etanolo vengono impiegati dei composti che partecipano anche alla glicolisi (reazione da cui si ricava lo zucchero, principale carburante impiegato dal corpo umano), determinando uno stato di affaticamento e spossatezza generale.

Soffermandoci sugli effetti del consumo cronico, le prime conseguenze si rilevano a carico del fegato: l’organo epatico può essere colpito dapprima da uno stato di infiammazione (epatopatia) accompagnato dall’accumulo di grassi (steatosi).

L’evoluzione in cirrosi epatica è determinata, invece, dalla cicatrizzazione del danno al fegato caratterizzato da una perdita di funzionalità epatica.

Anche il pancreas può far registrare uno stato di flogosi (pancreatite), mentre a livello periferico possono insorgere delle neuropatie. L’alcol può infatti interferire con la trasmissione degli impulsi nervosi, generando tremori diffusi dovuti all’interazione con le guaine mieliniche neuronali.

Un uso abituale di bevande alcoliche compromette anche l’assorbimento delle vitamine, l’esponendo l’organismo ad un potenziale stato carenziale di micronutrienti (in particolare vitamine B1, B2, B3 e B9).

Occorre tenere a mente, inoltre, che il consumo frequente di alcolici aumenta il rischio di sviluppare tumori, specialmente in sede gastrica, epatica e nel cavo orale.


Un bicchiere di vino al pasto rientra nella convivialità, l’importante è non eccedere!

Per gli uomini l’OMS consiglia di attenersi ad 1-2 unità alcoliche, mentre per le donne il limite è fissato ad una.

Tale differenza di genere è dovuta al fatto che il corpo maschile contiene più acqua rispetto a quello femminile (e quindi l’alcol può diluirsi in un compartimento idrico maggiore).

Per di più, gli uomini possiedono un sistema enzimatico deputato al metabolismo alcolico anche a livello gastrico, per cui la capacità di detossificazione dall’etanolo è superiore.

Ogni unità alcolica comprende 12 g di alcol, quantità contenuta in una bottiglia di birra da 33cl, in un bicchiere di vino di gradazione media da 125 ml e in uno “shot” (40 ml) di superalcolico.


In gravidanza, specialmente nel primo e nell’ultimo trimestre, il consumo di qualsiasi bevanda alcolica è sconsigliato, in quanto l’etanolo è in grado di oltrepassare la placenta e giungere al feto, causando ritardo mentale e malformazioni.

Il consumo di alcolici prima dei 18-21 anni di età interferisce con il regolare sviluppo cerebrale, in particolare per ciò che riguarda la plasticità sinaptica: vengono ostacolati i processi si mielinizzazione e pruning delle sinapsi (eliminazione delle connessioni neuronali non utilizzate).

Le statistiche ci comunicano che invece, specialmente negli ultimi anni, si sta registrando una tendenza completamente opposta, che vede circa il 25% dei nostri giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni farne un uso regolare.

Nei casi di terapia oncologica, il consumo di alcolici dovrebbe essere nullo in modo tale da non gravare sulla funzionalità epatica.

Tale limite si pone anche in fase di guarigione nei casi di cancro al seno, cavo orale e apparato gastrointestinale, mentre per le altre tipologie di tumore il consumo può essere occasionale.


DIETA-MEDITERRANEA-E-BENESSERE-DEL-MICROBIOTA-1280x800.png

Il microbioma rappresenta l’insieme di batteri, virus e funghi che colonizzano i diversi distretti corporei del nostro organismo. La popolazione batterica di ogni distretto prende il nome di microbiota e, fra tutti, il tratto gastrointestinale è quello maggiormente popolato: si stima che il colon, da solo, contenga oltre il 70% dei microbi del corpo umano.


ENDOMETRIOSI-STRATEGIE-NUTRIZIONALI-1280x800.png

L’endometriosi è una delle patologie croniche più diffuse che riguardano l’universo femminile, interessando circa il 10-15% delle donne in età riproduttiva. Tale condizione ginecologica si può manifestare con dolore pelvico cronico, dispareunia, dismenorrea, sanguinamento uterino anomalo e infertilità, ed è dovuta all’impianto di cellule endometriali al di fuori della cavità uterina (principalmente a livello del peritoneo pelvico e delle ovaie).

L’impatto che si registra sulla qualità della vita di chi ne è affetto è fortemente negativo, tanto da causare depressione, ansia e compromissione delle funzioni sociali.


PRODOTTI-A-BASE-DI-ALOE-E-GRAVI-RISCHI-PER-LA-SALUTE-1280x800.png

Il 18 marzo 2021 è stato promulgato un nuovo regolamento da parte dell’Unione Europea (entrato in vigore lo scorso 8 aprile), il quale vieta il commercio e, dunque, l’utilizzo di alcuni integratori alimentari utilizzati per le loro proprietà lassative.

In particolar modo si fa riferimento ad integratori a base di aloe, senna, frangola, cassia, cascara e rabarbaro, contenenti derivati di una molecola ad azione genotossica, ovvero l’idrossiantracene, presente in particolar modo nella parte esterna delle foglie di pianta di aloe.


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Con l’espressione “malattie cardiovascolari” s’intende l’insieme delle patologie a carico del cuore e dei vasi sanguigni: si fa riferimento, dunque, ad infarto del miocardio, angina pectoris, ictus cerebrale, malattie vascolari periferiche e scompenso cardiocircolatorio.

A livello mondiale, tra le persone che ne soffrono, i decessi sono circa 7 milioni, di cui 250 mila quelli registrati in Italia, rappresentando la prima causa di morte. Il carattere multifattoriale di queste patologie richiede una particolare attenzione nei confronti del nostro stile di vita: oltre a genetica, sesso ed età, anche un’alimentazione sbilanciata e la sedentarietà, sommate a stress e fumo, incidono sul rischio di sviluppare patologie cardiovascolari


DISTURBI-DELLALIMENTAZIONE-1280x800.png

Istituire una giornata sui disturbi dell’alimentazione significa mettere al centro dell’attenzione persone che tentano di far scomparire sè stessi insieme alle loro emozioni e paure. Il 15 Marzo viene celebrata la giornata del Fiocchetto Lilla in memoria delle oltre 3200 morti che avvengono in Italia per Disturbi Alimentari ogni anno.

I numeri delle persone che ne soffrono sono in costante crescita, e, in epoca Coronavirus, si è avuto un incremento di circa il 30%. La complessità che si cela dietro tali disturbi richiede l’interazione tra più figure professionali: psichiatra, psicoterapeuta, endocrinologo e nutrizionista/dietista/dietologo costituiscono un team efficace.


INFIAMMAZIONE-STRESS-E-MINDFULNESS-1280x800.png

Sempre più spesso accusiamo rapidi cambiamenti del nostro umore, passando dal nervosismo alla frustrazione. Stanchezza e spossatezza sembrano non abbandonarci mai. Alla domanda “Cos’hai?”, basta un’unica parola come risposta per far comprendere al nostro interlocutore la causa di queste spiacevoli sensazioni: stress.

Sono sufficienti sei lettere per descrivere un fenomeno che in realtà è molto più complesso di come appare ai nostri occhi, e che, se protratto a lungo, può generare uno stato di infiammazione cronica di basso grado (inflammaging) dell’organismo, rendendolo più suscettibile allo sviluppo di numerose patologie.


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L’invecchiamento è un processo graduale e continuo di mutazione naturale che inizia nella prima età adulta. 

A livello del sistema nervoso si assiste ad una progressiva perdita cognitiva, frutto di un cambiamento neuroanatomico guidato da diversi fattori che conducono ad alterazioni nei processi di memoria ed apprendimento.

Tra le principali patologie croniche neurodegenerative ci sono la malattia di Alzheimer e Parkinson, entrambe patologie neurodegenerative definite da aggregazione, che si manifestano generalmente dopo i 60 anni. Tra le principali cause alla base di queste malattie, è stato dimostrato esserci: neuro-infiammazione, stress ossidativo, danno e disfunzione mitocondriale, alterazione dei meccanismi di autofagia ed infine alterazione dell’asse cervello-intestino.


Febbraio 10, 2021
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Articolo tratto da “EmozionAmici – Le emozioni in primo piano“


L’importanza di seguire le stagioni nel consumo di verdura e frutta: ce ne parla il Professor Alessio Rolando Bolognino, Biologo Nutrizionista, Docente Universitario e volto noto della tv.


“La natura è intelligente: ci dà quello che ci serve e quando ci serve. In inverno, infatti, poiché il corpo ha maggiormente bisogno di calorie, arrivano, ad esempio, cachi e castagne, mentre, in estate, i tipici frutti quali pesche, melone e cocomero, che sono molto ricchi di acqua. La natura aiuta, con i suoi prodotti legati alle stagioni, anche il nostro sistema immunitario, durante i mesi freddi, e il sistema linfatico in quelli più caldi. Mangiare cibi fuori stagione, quali le zucchine a novembre le fragole a dicembre, vuol dire portare in tavola prodotti poveri in Sali Minerali e Vitamine”.


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Rolando Alessio Bolognino - MioDottore.it