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Come la prendereste se vi dicessero che nel nostro corpo risiede un organo che non è presente in alcun libro di anatomia umana?

Oltre ad avere un suo peso specifico, svolge un ruolo indispensabile per garantire lo stato di salute dell’organismo, assolvendo a funzioni di carattere digestivo ed immunitario, oltre ad essere impegnato nella sintesi di alcune vitamine.

Stiamo parlando del microbiota: l’insieme di microrganismi che popolano i vari distretti del nostro corpo, a partire dalle vie aeree superiori (naso, bocca), fino a giungere all’intestino e agli organi genitali (da non confondere con il microbioma: totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota). Comprende non solo i batteri, ma anche virus e funghi.

Oggi la scienza è così attenta agli sviluppi di ricerca sul microbiota che ogni specialità medica sta ponendo attenzione alle interazioni tra batteri e la specifica disciplina interessata.

Una cosa è certa, le pubblicazioni scientifiche crescono in maniera esponenziale, segno di grandissimo interesse e di un crescente utilizzo in vari ambiti della salute.


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L’endometriosi è una delle patologie croniche più diffuse che riguardano l’universo femminile, interessando circa il 10-15% delle donne in età riproduttiva. Tale condizione ginecologica si può manifestare con dolore pelvico cronico, dispareunia, dismenorrea, sanguinamento uterino anomalo e infertilità, ed è dovuta all’impianto di cellule endometriali al di fuori della cavità uterina (principalmente a livello del peritoneo pelvico e delle ovaie).

L’impatto che si registra sulla qualità della vita di chi ne è affetto è fortemente negativo, tanto da causare depressione, ansia e compromissione delle funzioni sociali.


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Il 18 marzo 2021 è stato promulgato un nuovo regolamento da parte dell’Unione Europea (entrato in vigore lo scorso 8 aprile), il quale vieta il commercio e, dunque, l’utilizzo di alcuni integratori alimentari utilizzati per le loro proprietà lassative.

In particolar modo si fa riferimento ad integratori a base di aloe, senna, frangola, cassia, cascara e rabarbaro, contenenti derivati di una molecola ad azione genotossica, ovvero l’idrossiantracene, presente in particolar modo nella parte esterna delle foglie di pianta di aloe.


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Con l’espressione “malattie cardiovascolari” s’intende l’insieme delle patologie a carico del cuore e dei vasi sanguigni: si fa riferimento, dunque, ad infarto del miocardio, angina pectoris, ictus cerebrale, malattie vascolari periferiche e scompenso cardiocircolatorio.

A livello mondiale, tra le persone che ne soffrono, i decessi sono circa 7 milioni, di cui 250 mila quelli registrati in Italia, rappresentando la prima causa di morte. Il carattere multifattoriale di queste patologie richiede una particolare attenzione nei confronti del nostro stile di vita: oltre a genetica, sesso ed età, anche un’alimentazione sbilanciata e la sedentarietà, sommate a stress e fumo, incidono sul rischio di sviluppare patologie cardiovascolari


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Istituire una giornata sui disturbi dell’alimentazione significa mettere al centro dell’attenzione persone che tentano di far scomparire sè stessi insieme alle loro emozioni e paure. Il 15 Marzo viene celebrata la giornata del Fiocchetto Lilla in memoria delle oltre 3200 morti che avvengono in Italia per Disturbi Alimentari ogni anno.

I numeri delle persone che ne soffrono sono in costante crescita, e, in epoca Coronavirus, si è avuto un incremento di circa il 30%. La complessità che si cela dietro tali disturbi richiede l’interazione tra più figure professionali: psichiatra, psicoterapeuta, endocrinologo e nutrizionista/dietista/dietologo costituiscono un team efficace.


INFIAMMAZIONE-STRESS-E-MINDFULNESS-1280x800.png

Sempre più spesso accusiamo rapidi cambiamenti del nostro umore, passando dal nervosismo alla frustrazione. Stanchezza e spossatezza sembrano non abbandonarci mai. Alla domanda “Cos’hai?”, basta un’unica parola come risposta per far comprendere al nostro interlocutore la causa di queste spiacevoli sensazioni: stress.

Sono sufficienti sei lettere per descrivere un fenomeno che in realtà è molto più complesso di come appare ai nostri occhi, e che, se protratto a lungo, può generare uno stato di infiammazione cronica di basso grado (inflammaging) dell’organismo, rendendolo più suscettibile allo sviluppo di numerose patologie.


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L’invecchiamento è un processo graduale e continuo di mutazione naturale che inizia nella prima età adulta. 

A livello del sistema nervoso si assiste ad una progressiva perdita cognitiva, frutto di un cambiamento neuroanatomico guidato da diversi fattori che conducono ad alterazioni nei processi di memoria ed apprendimento.

Tra le principali patologie croniche neurodegenerative ci sono la malattia di Alzheimer e Parkinson, entrambe patologie neurodegenerative definite da aggregazione, che si manifestano generalmente dopo i 60 anni. Tra le principali cause alla base di queste malattie, è stato dimostrato esserci: neuro-infiammazione, stress ossidativo, danno e disfunzione mitocondriale, alterazione dei meccanismi di autofagia ed infine alterazione dell’asse cervello-intestino.


Febbraio 10, 2021
STAGIONALITA-NEL-CONSUMO-DI-VERDURE-1280x800.png

Articolo tratto da “EmozionAmici – Le emozioni in primo piano“


L’importanza di seguire le stagioni nel consumo di verdura e frutta: ce ne parla il Professor Alessio Rolando Bolognino, Biologo Nutrizionista, Docente Universitario e volto noto della tv.


“La natura è intelligente: ci dà quello che ci serve e quando ci serve. In inverno, infatti, poiché il corpo ha maggiormente bisogno di calorie, arrivano, ad esempio, cachi e castagne, mentre, in estate, i tipici frutti quali pesche, melone e cocomero, che sono molto ricchi di acqua. La natura aiuta, con i suoi prodotti legati alle stagioni, anche il nostro sistema immunitario, durante i mesi freddi, e il sistema linfatico in quelli più caldi. Mangiare cibi fuori stagione, quali le zucchine a novembre le fragole a dicembre, vuol dire portare in tavola prodotti poveri in Sali Minerali e Vitamine”.


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Praticare sport dovrebbe essere tra i punti fermi della giornata di ciascuno di noi.

L’attività sportiva, al pari della sana alimentazione, rappresenta una delle strategie utili al mantenimento del buono stato di salute e del benessere non solo fisico, ma anche psicologico.

Chiunque abbia sperimentato una sessione di allenamento, più o meno intenso, conosce la sensazione di pace mista a soddisfazione provata in seguito ad essa. Il segreto di questa percezione risiede in un mix di sostanze capaci di infondere benessere, felicità ed appagatezza.

Lo testimoniano gli scienziati da sempre impegnati nella comprensione delle relazioni profonde esistenti tra sport e sistema nervoso.


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Dall’analisi dei dati forniti da Eurispes, emerge un aumento delle persone che hanno deciso di dare alle proprie abitudini alimentari una svolta “veg”.

Ad oggi, infatti, circa il 6,7% della popolazione italiana è vegetariano, mentre il 2,2% vegano. Questi numeri acquisiscono un maggiore significato se confrontati con l’indagine condotta nel Rapporto Vegan Italia Osservatorio VEGANOK 2017, in cui a scegliere l’alimentazione a base vegetale era circa il 2,6% degli abitanti del Belpaese.

Il mercato ha, di conseguenza, adattato la sua produzione all’esigenza di questa nuova fetta di popolazione, proponendo alternative che non prevedano l’utilizzo di ingredienti di origine animale. Sempre più di frequente, infatti, nei banchi frigo e sugli scaffali dei supermercati compaiono prodotti vegetariani e vegani: valutandone pro e contro, è possibile comprendere le modalità attraverso cui inserire le alternative vegetali all’interno di un’alimentazione quotidiana, con lo scopo di salvaguardare e migliorare il nostro stato di salute (senza entrare in merito al discorso etico).


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Rolando Alessio Bolognino - MioDottore.it