0

Muoversi per prevenire: alimentazione e attività fisica contro il tumore al seno

Quando si parla di prevenzione oncologica, spesso si pensa subito a screening e controlli medici.

Ma c’è un’altra arma molto potente che possiamo utilizzare ogni giorno: l’alimentazione. Secondo numerose ricerche scientifiche, ciò che mettiamo nel piatto può fare una grande differenza nella riduzione del rischio di sviluppare alcuni tipi di tumori.

La forza degli alimenti vegetali e delle fibre

Uno dei consigli più costanti da parte di esperti e organizzazioni sanitarie è l’aumento del consumo di frutta, verdura, cereali integrali e legumi.

Questi alimenti sono ricchi di fibre, sostanze fondamentali per la salute del nostro intestino e in grado di favorire un microbiota intestinale sano, elemento chiave per la prevenzione di diversi tipi di cancro, in particolare quelli dell’apparato digerente.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda almeno 400 grammi di frutta e verdura al giorno (equivalenti a circa 5 porzioni) per ridurre il rischio di cancro, obesità e malattie cardiovascolari (OMS, 2022).

Anche l’AIRC sostiene che la fibra aiuta a proteggere le cellule intestinali da sostanze cancerogene, migliorando il transito intestinale e modulando l’infiammazione (AIRC, 2023).

Uno studio pubblicato sull’European Journal of Nutrition ha inoltre confermato che una dieta con più fibra e meno grassi saturi può contribuire a ridurre il rischio di tumori gastrointestinali (European Journal of Nutrition, 2020).

Il legame tra alimentazione e oncologia non è casuale: ha radici biologiche precise.

Gli alimenti ricchi di fibre favoriscono i batteri intestinali benefici, che riducono l’infiammazione sistemica e promuovono la salute del tratto digestivo. Al contrario, una dieta proinfiammatoria altera il microambiente cellulare, predisponendo allo sviluppo neoplastico.

In questo contesto emerge il concetto di immunonutrizione: la modulazione del sistema immunitario attraverso specifici nutrienti. L’integrazione con arginina e omega-3, ad esempio, si è dimostrata capace di modulare il microambiente tumorale in senso proimmunogenico, offrendo una finestra di intervento sia preventiva che terapeutica.

Le linee guida ESPEN supportano l’assunzione di alimenti ricchi di omega-3, pesce azzurro (sardine, sgombro, salmone), semi di lino, noci o, in casi selezionati e sotto supervisione medica, supplementi nutrizionali orali specifici per il paziente oncologico.

Un modello alimentare più che una moda, la dieta mediterranea

La dieta mediterranea è molto più di uno schema nutrizionale: è un vero e proprio modello di vita, nato nei paesi del bacino del Mediterraneo, tra cui Italia, Grecia e Spagna, e riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Questo stile alimentare si caratterizza per:

  • abbondante consumo di verdura, frutta, cereali integrali e legumi
  • uso prevalente di olio extravergine d’oliva come fonte di grassi
  • consumo moderato di pesce, latticini e uova
  • ridotto apporto di carne rossa e alimenti processati
  • presenza occasionale di vino rosso, sempre durante i pasti
  • attenzione alla stagionalità, territorialità e convivialità.

La prevenzione oncologica non riguarda solo gli alimenti da includere nella dieta, ma anche quelli da limitare.

Le scelte alimentari quotidiane influenzano infatti il rischio di sviluppare alcune forme di tumore. Numerose evidenze scientifiche, confermate da enti autorevoli come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), indicano che alcuni alimenti svolgono un ruolo protettivo, mentre altri sono associati a un aumento del rischio oncologico.

Non sono necessarie rinunce drastiche, ma modifiche consapevoli e graduali alle abitudini alimentari.

Così come un’alimentazione ricca di vegetali, cereali integrali e grassi insaturi possono contribuire alla prevenzione, è importante conoscere e limitare il consumo di quegli alimenti collegati a un rischio maggiore. 

– Carni lavorate, rosse e alimenti ultra-processati: da limitare

Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC), la carne lavorata (come salumi, salsicce e hot dog) è classificata come “cancerogena per l’uomo” (gruppo 1), in particolare per il cancro del colon-retto. La carne rossa, invece, è classificata come “probabilmente cancerogena” (gruppo 2A) (AIRC, 2015). Anche gli alimenti ultra-processati (UPF), come merendine industriali, snack confezionati, bevande zuccherate e prodotti pronti, sono nel mirino della ricerca oncologica. Secondo l’OMS e uno studio pubblicato su The Lancet nel 2023, un alto consumo di UPF è associato a un rischio maggiore di tumori del tratto digerente e malattie metaboliche.

– Zuccheri aggiunti: piccoli piaceri, grandi rischi

Gli zuccheri aggiunti, soprattutto nelle bevande zuccherate, sono un fattore di rischio spesso sottovalutato. Un consumo eccessivo favorisce l’aumento di peso, l’insulino-resistenza e uno stato infiammatorio cronico che può facilitare lo sviluppo di diversi tipi di cancro. L’OMS raccomanda di limitare l’assunzione di zuccheri liberi a meno del 10% dell’energia totale giornaliera, e idealmente sotto il 5% (OMS, 2015).

– Sì ai grassi buoni, no ai grassi saturi

Un altro consiglio valido per tutti è sostituire i grassi saturi (presenti in burro, formaggi grassi e carni grasse) con grassi insaturi, come quelli contenuti in olio extravergine di oliva, avocado, frutta secca e pesce azzurro. L’OMS consiglia di tenere i grassi saturi sotto il 10% dell’energia quotidiana (OMS, 2023). Una ricerca dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV) ha mostrato che una dieta a basso contenuto di grassi saturi può anche ridurre il rischio di recidiva in pazienti con tumore al seno.

– Alcol e bevande bollenti: i rischi meno conosciuti

Molte persone ignorano che l’alcol è classificato come cancerogeno certo (gruppo 1). Anche un consumo moderato può aumentare il rischio di tumori di fegato, mammella, esofago e colon (AIRC, 2012). Inoltre, bere bevande troppo calde (sopra i 65 °C) è stato collegato a un aumento del rischio di tumore all’esofago (OMS, 2016).

– Antiossidanti e fitochimici: alleati silenziosi

Uno dei pilastri della dieta mediterranea è la ricchezza di antiossidanti naturali. Questi composti – presenti soprattutto in frutta, verdura, olio EVO, spezie e cereali integrali – svolgono un ruolo cruciale nella neutralizzazione dei radicali liberi, molecole instabili che possono danneggiare il DNA e favorire l’insorgenza del cancro. Tra gli antiossidanti e fitochimici più studiati si ritrovano:

Polifenoli: abbondanti in frutti rossi, uva, vino rosso, tè verde, cacao. Hanno effetti antinfiammatori, antitumorali e immunomodulanti.
Licopene: un carotenoide presente nel pomodoro cotto, associato a una riduzione del rischio di tumore alla prostata.
Sulforafano: presente nei broccoli, cavoli e altre crucifere, ha dimostrato attività pro-apoptotica (promuove la morte delle cellule tumorali) in vitro e in vivo.
Quercetina: flavonoide contenuto in mele, cipolle rosse, uva nera, con proprietà antimutagene e antinfiammatorie.
Vitamina C ed E: potenti antiossidanti presenti in agrumi, kiwi, noci e semi, utili per proteggere le cellule dai danni ossidativi.

Inoltre, il resveratrolo, presente nel vino rosso (in modeste quantità), ha attirato l’attenzione della ricerca per i suoi potenziali effetti antitumorali. Tuttavia, è importante ricordare che il vino non è mai raccomandato a fini preventivi, poiché l’alcol resta un cancerogeno classificato dal Gruppo 1 AIRC.

Soia e tumore al seno: evidenze scientifiche e punti di incertezza

La soia contiene isoflavoni, fitoestrogeni che possono legarsi ai recettori estrogenici e per questo motivo è da tempo al centro di un dibattito scientifico riguardo al rischio di tumore al seno. Le evidenze epidemiologiche non indicano un aumentato rischio associato al consumo di alimenti a base di soia; anzi, diverse analisi suggeriscono che un consumo moderato di prodotti a base di soia tradizionale (come tofu, tempeh, edamame e bevande di soia non zuccherate) può essere associato a un rischio lievemente ridotto di insorgenza del tumore al seno, soprattutto nei contesti di popolazioni con abitudini alimentari ricche di soia.

Una meta-analisi del 2023 ha riscontrato un’associazione inversa complessiva tra l’apporto di isoflavoni e il rischio di cancro al seno, con un effetto protettivo statisticamente significativo quando si confrontano i gruppi a maggiore e minore consumo di isoflavoni (OR ≈ 0,71) Una serie di revisioni sistematiche e meta-analisi precedenti non ha evidenziato segnali di rischio significativo per rischio di insorgenza o recidiva, e i dati disponibili nei sopravvissuti al cancro al seno non mostrano effetti avversi del consumo di soia sugli esiti a lungo termine .

Tuttavia, i risultati complessivi sono eterogenei e dipendono dal tipo di studio, dal livello di consumo e dal contesto fisiologico (es. status menopausale), il che mantiene aperta la discussione scientifica su possibili meccanismi e su eventuali differenze individuali. In ogni caso, la maggior parte delle linee guida nutrono cautela rispetto all’uso di integratori ad alto dosaggio di isoflavoni, per i quali le evidenze di sicurezza sono ancora meno solide

Come tradurre tutto questo nel piatto?

Ecco alcuni suggerimenti concreti per mettere in pratica questi princip

  • Iniziare il pasto con una porzione abbondante di verdure crude o cotte, di stagione
  • Scegliere olio extravergine d’oliva a crudo come condimento principale
  • Usare spezie ed erbe aromatiche (curcuma, origano, rosmarino, aglio) al posto del sale
  • Consumare frutta fresca e secca come spuntino o fine pasto
  • Inserire almeno due volte a settimana pesce azzurro (fonte di omega-3)
  • Limitare il consumo di carni rosse e formaggi stagionati
  • Scegliere legumi come fonte proteica vegetale almeno 2–3 volte a settimana
  • Bere acqua o tè verde anziché bevande zuccherate o alcolici

Prevenzione del tumore al seno e ruolo dello stile di vita

Il tumore al seno rappresenta oggi la neoplasia più frequente nella popolazione femminile a livello globale.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2022 sono stati diagnosticati oltre 2,3 milioni di nuovi casi nel mondo.

Sebbene fattori genetici e ormonali giochino un ruolo importante, una quota significativa del rischio è legata a variabili modificabili, tra cui alimentazione, peso corporeo e livello di attività fisica.

L’eccesso di massa adiposa, in particolare dopo la menopausa, è associato a un aumento del rischio di carcinoma mammario. Il tessuto adiposo, infatti, non è un semplice deposito energetico, ma un organo metabolicamente attivo in grado di produrre estrogeni e mediatori infiammatori che possono favorire la proliferazione cellulare.

Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato che un’alimentazione ricca di fibre, vegetali, polifenoli e grassi insaturi – come quella mediterranea – è associata a una riduzione del rischio di tumore al seno e a una minore probabilità di recidiva nelle donne già trattate.

Lo studio PREDIMED (Estruch et al., NEJM, 2013) ha evidenziato che una dieta mediterranea integrata con olio extravergine d’oliva può ridurre significativamente l’incidenza di tumore mammario rispetto a una dieta a basso contenuto di grassi.

Attività fisica: una vera terapia preventiva

Accanto all’alimentazione, l’attività fisica rappresenta uno degli strumenti più efficaci e documentati nella prevenzione oncologica.

Secondo il World Cancer Research Fund (WCRF) e l’American Institute for Cancer Research (AICR), una pratica regolare e costante può ridurre il rischio di tumore al seno fino al 20–25%, con un effetto particolarmente significativo nelle donne in post-menopausa.

Una metanalisi pubblicata su JAMA Oncology nel 2019 ha confermato che livelli più elevati di attività fisica sono associati a un minor rischio di sviluppare diversi tipi di tumore, incluso quello mammario.

L’effetto protettivo dell’esercizio si basa su una rete complessa di meccanismi biologici. In primo luogo, l’attività fisica contribuisce alla riduzione della massa adiposa, con conseguente diminuzione della produzione periferica di estrogeni.

Dopo la menopausa, infatti, il tessuto adiposo rappresenta la principale fonte di sintesi estrogenica: livelli più bassi di estrogeni circolanti si traducono in una minore stimolazione proliferativa delle cellule mammarie ormono-sensibili.

Parallelamente, l’esercizio migliora la sensibilità insulinica e riduce l’iperinsulinemia cronica. Insulina e IGF-1 sono fattori di crescita con attività mitogenica e anti-apoptotica, in grado di favorire la proliferazione cellulare e la progressione tumorale. Un miglior controllo metabolico contribuisce quindi a creare un ambiente sistemico meno favorevole alla carcinogenesi.

Un ulteriore meccanismo riguarda la riduzione dell’infiammazione cronica di basso grado, condizione frequentemente associata a sedentarietà e sovrappeso.

L’attività fisica modula le citochine pro-infiammatorie e migliora la sorveglianza immunitaria, potenziando l’attività delle cellule Natural Killer e di altri componenti del sistema immunitario coinvolti nell’eliminazione precoce delle cellule alterate.

L’esercizio fisico non è soltanto prevenzione primaria. Studi pubblicati sul Journal of Clinical Oncology hanno dimostrato che, nelle donne con diagnosi di tumore al seno, una pratica regolare è associata a una riduzione della mortalità specifica e del rischio di recidiva, suggerendo un ruolo importante anche nella prevenzione secondaria e nel miglioramento della prognosi.


Le linee guida internazionali raccomandano almeno 150–300 minuti a settimana di attività aerobica moderata oppure 75–150 minuti di attività intensa, associando esercizi di forza almeno due volte alla settimana. Non è necessario diventare atleti: camminare a passo sostenuto, andare in bicicletta, nuotare o praticare ginnastica funzionale rappresentano già strumenti concreti ed efficaci di prevenzione.

Nel complesso, l’attività fisica agisce sull’assetto ormonale, sul metabolismo glucidico, sull’infiammazione e sulla funzione immunitaria, intervenendo su più livelli nei processi biologici implicati nello sviluppo e nella progressione del tumore al seno.

La scienza, inoltre, fornisce dati sempre più solidi in questo ambito. Emblematico è lo studio CHALLENGE (New England Journal of Medicine, presentato ad ASCO 2025), condotto su 889 pazienti con carcinoma del colon in stadio II–III, arruolati in 55 centri di 6 Paesi, con un follow-up mediano di 8 anni. I risultati mostrano:


– Sopravvivenza libera da malattia a 5 anni: 80,3% nel gruppo attivo vs 73,9% nel gruppo di controllo
– Riduzione del rischio di recidiva: −28%
– Sopravvivenza globale a 8 anni: 90,3% vs 83,2%
– Riduzione del rischio di morte: −37%


Benefici di questa entità sono paragonabili a quelli osservati con alcune terapie farmacologiche.

L’esercizio fisico va quindi considerato un’integrazione — e non un sostituto — dei trattamenti standard. I ricercatori stanno attualmente approfondendo i meccanismi biologici alla base di questi effetti attraverso l’analisi dei campioni ematici raccolti durante lo studio.


Eventi come la Race for the Cure (https://www.raceforthecure.it/ ) non rappresentano solo una manifestazione simbolica, ma un messaggio concreto: movimento, consapevolezza e prevenzione sono strumenti reali di salute pubblica.

Camminare o correre insieme significa ricordare che ogni scelta quotidiana – dal piatto alla scarpa da ginnastica – può contribuire a ridurre il rischio oncologico e migliorare la qualità della vita.


Il messaggio per tutti – pazienti, familiari, persone sane – è chiaro: indossare le scarpe da corsa e scegliere con cura cosa mettere nel piatto non è un lusso. È prevenzione. È cura. È vita.

Fonti e riferimenti

OMS – Dieta sana (2023)

AIRC – Alimentazione e cancro

AIRC – Classificazione agenti cancerogeni

World Cancer Research Fund (WCRF) Continuous Update Project Reports.

Fondazione Umberto Veronesi. Nutrizione oncologica: il cibo come cura (2025).

IEO — Istituto Europeo di Oncologia. Raccomandazioni alimentari per la prevenzione oncologica.

AIOM. Linee Guida sul Supporto Nutrizionale nel Paziente Oncologico (2024). Associazione Italiana di Oncologia Medica.

ESPEN / SINPE. Linea Guida Pratica ESPEN — Nutrizione Clinica nel Cancro (versione italiana, ultima revisione 2024).

https://www.sinpe.org/documenti/Linea%20guida%20pratica%20SINPE-ESPEN%20Oncologia.pdf

Booth C.M. et al. — Studio CHALLENGE (2025). Structured exercise program after adjuvant chemotherapy in colon cancer (stages II–III): randomized controlled trial. New England Journal of Medicine, presentato al Congresso ASCO 2025.

Boutas I, Kontogeorgi A, Dimitrakakis C, Kalantaridou SN. Soy Isoflavones and Breast Cancer Risk: A Meta-analysis. In Vivo. 2022 Mar-Apr;36(2):556-562. doi: 10.21873/invivo.12737. PMID: 35241506; PMCID: PMC8931889.

European Journal of Nutrition, 2020 Chang, K., Gunter, M. J., Rauber, F., Levy, R. B., Huybrechts, I., Kliemann, N., Millett, C., & Vamos, E. P. (2023). Ultra-processed food consumption, cancer risk and cancer mortality: a large-scale prospective analysis within the UK Biobank. EClinicalMedicine, 56, 101840. https://doi.org/10.1016/j.eclinm.2023.101840Harvard T.H. Chan School of Public Health – Nutrition and Cancer Prevention

Ficarra, S., Thomas, E., Bianco, A., Gentile, A., Thaller, P., Grassadonio, F., Papakonstantinou, S., Schulz, T., Olson, N., Martin, A., Wagner, C., Nordström, A., & Hofmann, H. (2022). Impact of exercise interventions on physical fitness in breast cancer patients and survivors: a systematic review. Breast cancer (Tokyo, Japan)29(3), 402–418. https://doi.org/10.1007/s12282-022-01347-z 

Flinders University research group (2024). Dietary fiber and unsaturated fat intake reduce gastrointestinal cancer risk. European Journal of Nutrition, November 2024.

Fritz, H., Seely, D., Flower, G., Skidmore, B., Fernandes, R., Vadeboncoeur, S., Kennedy, D., Cooley, K., Wong, R., Sagar, S., Sabri, E., & Fergusson, D. (2013). Soy, red clover, and isoflavones and breast cancer: a systematic review. PloS one8(11), e81968. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0081968

Holmes, M. D., Chen, W. Y., Feskanich, D., Kroenke, C. H., & Colditz, G. A. (2005). Physical activity and survival after breast cancer diagnosis. JAMA293(20), 2479–2486. https://doi.org/10.1001/jama.293.20.2479

Lahmann, P. H., Friedenreich, C., Schuit, A. J., Salvini, S., Allen, N. E., Key, T. J., Khaw, K. T., Bingham, S., Peeters, P. H., Monninkhof, E., Bueno-de-Mesquita, H. B., Wirfält, E., Manjer, J., Gonzales, C. A., Ardanaz, E., Amiano, P., Quirós, J. R., Navarro, C., Martinez, C., Berrino, F., … Riboli, E. (2007). Physical activity and breast cancer risk: the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition. Cancer epidemiology, biomarkers & prevention : a publication of the American Association for Cancer Research, cosponsored by the American Society of Preventive Oncology16(1), 36–42. https://doi.org/10.1158/1055-9965.EPI-06-0582

Lamchabbek N. et al. (2025). Malnutrition in oncology patients under treatment: a systematic review. Oncology & Nutrition.

Monninkhof, E. M., Elias, S. G., Vlems, F. A., van der Tweel, I., Schuit, A. J., Voskuil, D. W., van Leeuwen, F. E., & TFPAC (2007). Physical activity and breast cancer: a systematic review. Epidemiology (Cambridge, Mass.)18(1), 137–157. https://doi.org/10.1097/01.ede.0000251167.75581.98

Moore, S. C., Lee, I. M., Weiderpass, E., Campbell, P. T., Sampson, J. N., Kitahara, C. M., Keadle, S. K., Arem, H., Berrington de Gonzalez, A., Hartge, P., Adami, H. O., Blair, C. K., Borch, K. B., Boyd, E., Check, D. P., Fournier, A., Freedman, N. D., Gunter, M., Johannson, M., Khaw, K. T., … Patel, A. V. (2016). Association of Leisure-Time Physical Activity With Risk of 26 Types of Cancer in 1.44 Million Adults. JAMA internal medicine176(6), 816–825. https://doi.org/10.1001/jamainternmed.2016.1548

Poorolajal, J., Heidarimoghis, F., Karami, M., Cheraghi, Z., Gohari-Ensaf, F., Shahbazi, F., Zareie, B., Ameri, P., & Sahraee, F. (2021). Factors for the Primary Prevention of Breast Cancer: A Meta-Analysis of Prospective Cohort Studies. Journal of research in health sciences21(3), e00520. https://doi.org/10.34172/jrhs.2021.57

Yang, J., Shen, H., Mi, M., & Qin, Y. (2023). Isoflavone Consumption and Risk of Breast Cancer: An Updated Systematic Review with Meta-Analysis of Observational Studies. Nutrients15(10), 2402. https://doi.org/10.3390/nu15102402

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Posts