ENDOMETRIOSI: STRATEGIE NUTRIZIONALI PER CONTRASTARNE GLI EFFETTI - Rolando Alessio Bolognino

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L’endometriosi è una delle patologie croniche più diffuse che riguardano l’universo femminile, interessando circa il 10-15% delle donne in età riproduttiva. Tale condizione ginecologica si può manifestare con dolore pelvico cronico, dispareunia, dismenorrea, sanguinamento uterino anomalo e infertilità, ed è dovuta all’impianto di cellule endometriali al di fuori della cavità uterina (principalmente a livello del peritoneo pelvico e delle ovaie).

L’impatto che si registra sulla qualità della vita di chi ne è affetto è fortemente negativo, tanto da causare depressione, ansia e compromissione delle funzioni sociali.


Le cause di tale fenomeno sono legate essenzialmente ad un’eccessiva produzione di estrogeni, ritenuti la causa dello stato di infiammazione caratterizzante la patologia. I fattori di rischio prendono in considerazione non solo aspetti genetici e ormonali, ma anche lo stile di vita.

Basti pensare infatti come il fumo, la dieta di tipo occidentale, la sedentarietà e l’eccessivo consumo di alcol promuovano la sintesi di citochine pro-infiammatorie, alimentando la natura flogistica delle patologie croniche (endometriosi compresa).

Generalmente, la malattia permane latente nelle prime fasi di sviluppo e, di conseguenza, può rimanere non diagnosticata per molti anni progredendo in modo significativo. Per questo motivo, nel momento in cui viene identificata, le opzioni di trattamento diventano limitate.

Talvolta si interviene con la rimozione chirurgica delle lesioni, operazione che spesso fornisce solo un temporaneo sollievo poiché l’incidenza di recidive è alta. Oltretutto, in alcuni casi, la chirurgia può compromettere la funzione ovarica.

È possibile intervenire anche con terapie farmacologiche, tuttavia una frazione significativa di pazienti non risponde o sviluppa resistenza alle cure ormonali. Risulta necessario, pertanto identificare strategie terapeutiche preventive e alternative


Seguire un adeguato regime alimentare può favorire il controllo dei sintomi legati alla patologia (in particolar modo il dolore), oltre a promuovere una maggiore efficacia delle terapie farmacologiche.

La dieta ha un carattere preventivo, ed è volta alla riduzione dei cibi promuoventi l’infiammazione e l’aumento di estrogeni circolanti.

La letteratura scientifica dimostra che cibi ricchi di vitamine e minerali, composti antiossidanti, fibre e acidi grassi polinsaturi possono essere di supporto per la gestione sintomatologica dell’endometriosi. Gli alimenti che invece dovrebbero essere evitati sono le carni rosse e conservate, prodotti ricchi di acidi grassi trans, la soia e l’alcol.


In merito alle carni rosse e conservate (le quali si contraddistinguono per un ingente apporto di acidi grassi saturi), diversi studi hanno provato come il loro profilo lipidico favorisca concentrazioni plasmatiche più elevate di estradiolo o ormoni steroidei.

Gli acidi grassi trans, che si trovano raramente in natura e più spesso in alimenti trasformati e sottoposti a frittura, sono generalmente classificati come dannosi per la salute.

Sono infatti correlati a livelli più elevati di mediatori dell’infiammazione, come il TNF-α, l’interleuchina-6 e la proteina C-reattiva e, di conseguenza, ad un aumento dello stato infiammatorio.

È necessario evitare, o quantomeno limitare, il consumo di alcol poiché stimola l’attività dell’aromatasi (sistema enzimatico deputato alla conversione degli androgeni in estrogeni), provocando un aumento di disponibilità di ormoni estrogenici nel sangue.

In più, si consiglia di ridurre caffè e altre bevande nervine, in quanto responsabili dell’aumento della disponibilità di estrogeni ed estroni nella fase follicolare.


Se gli studi riguardanti i cibi che partecipano all’insorgenza e alla progressione dell’endometriosi sono molto dettagliati, altrettanto chiare risultano le testimonianze scientifiche in merito alle abitudini alimentari che contrastano l’esacerbarsi della patologia.

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Il consumo di verdure può agevolare la riduzione del rischio di sviluppare tale condizione: la presenza di particolari molecole ad attività biologica garantisce il silenziamento di geni specifici coinvolti nella patogenesi dell’endometriosi.

La frutta, invece, contiene sostanze antiossidanti in grado di contrastare l’azione dei radicali liberi che causano nell’organismo stress ossidativo e, di conseguenza, infiammazione.

Nella scelta dei vegetali, meglio prediligere quelli di origine biologica: essendo privi di pesticidi, non apportano composti artificiali che possono predisporre allo sviluppo della patologia.

Pesce azzurro, frutta secca e alghe apportano acidi grassi polinsaturi (PUFA) omega-3 e omega-6. È stato dimostrato che tali molecole partecipano alla regolazione e riduzione delle prostaglandine e delle citochine pro-infiammatorie, come le interleuchine 1, 2 e 6 e il TNF-α.

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Inoltre i PUFA risultano coinvolti nella riduzione della proliferazione delle lesioni endometriali sia in esperimenti in vivo che in vitro.


Una dieta ricca di fibre si dimostra vantaggiosa nella gestione dell’endometriosi. Il consumo di alimenti integrali abbassa l’indice glicemico del pasto, favorendo un maggior controllo della produzione di insulina e del fattore di crescita insulino-simile (IGF-1).

È doveroso non trascurare il ruolo della vitamina D, per via delle sue proprietà antiproliferative, antinfiammatorie e immunomodulanti. Tale nutriente si trova in pesci grassi, tuorlo d’uovo, formaggi ad alto tenore lipidico ed olio di fegato di merluzzo. Tuttavia, l’apporto con la dieta è trascurabile: la fonte più importante è rappresentata dalla sintesi endogena attraverso l’esposizione della pelle ai raggi UBV. Il consiglio è quello di misurare i suoi livelli attraverso analisi ematiche e, qualora risultasse carente, valutare un’adeguata integrazione.

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La gestione dell’alimentazione va di pari passo con quella dello sport: l’attività fisica contribuisce al controllo dei sintomi legati all’endometriosi, attraverso la stimolazione del rilascio di endorfine. Questi neurotrasmettitori contribuiscono alla riduzione di stati ansiosi e presentano un potente effetto analgesico, riducendo la percezione del dolore a livello del sistema nervoso.

by Rolando Alessio Bolognino

Biologo Nutrizionista in campo oncologico e di prevenzione, esperto in alimentazione sportiva. Professore a c. Master in Scienze della Nutrizione e Dietetica Clinica presso l’Università degli Studi di Roma “Unitelma La Sapienza“. Professore a c. Master in “Terapie Integrate nelle Patologie Oncologiche Femminili“ presso l’universita Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Professore a c. Master di II livello in “Medicina integrata e food management per la prevenzione e cura dei tumori“ presso l’Università degli Studi di Catania. Istruttore Protocolli Mindfulness.


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